Quando Fez è uscito, il mese scorso, in redazione s’è scatenato il panico per aggiudicarselo. Manate in faccia, botte sul coppinio, dita negli occhi. Alla fine se l’è aggiudicato il buon Dario che ne ha tirato fuori
un’opinione coi fiocchi: calma, rilassante, devota al piacere della scoperta, che è un po’
la filosofia alla base di Fez. Il gioco, non il copricapo.
Poi, una uggiosa giornata di Maggio, il buon
Mattia Traverso mi fa: “Oh, ma perché non compriamo e giochiamo Fez, che è l’indie del momento e come due poveri barboni alcolizzati non l’abbiamo ancora giocato?” Sì, dico io. È vero. È una roba che non va proprio bene.
Un...
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