Bakeca.it oscurato, annunci incontri sesso con prostitute

17 ottobre 2009 - Fonte: http://www.ultimenotizie.tv Lascia il tuo commento »
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Bakeca.it è l’unico sito web di annunci gratuiti indipendente, nato nel 2005 a Torino dall’idea di un gruppo di giovani torinesi capitanati da Paolo Geymonat, stroncato da un malore nella serata di domenica 13 settembre. Fondatore della Internet company piemontese che oggi riunisce alcuni tra i principali marchi dello scenario dell’Internet marketing italiano (oltre a Bakeca, Easybit, Seolab e Mediastreet) e dal quale altri nuovi e innovativi progetti (Spystory, Scuolazoo) sono partiti in questi mesi per fare della company torinese quel polo della comunicazione unico. La bakeca di annunci gratuiti è un ottimo sito italiano completamente gratuito per la consultazione e la pubblicazione online di annunci economici. Il successo di Bakeca.it è nei suoi numeri: oltre 3 milioni e mezzo di visitatori unici al mese e 210.000 giornalieri (dati certificati Google Analytics), oltre 320.000 annunci presenti sul sito, di cui 40.000 annunci di lavoro, oltre 130 milioni di pagine viste ogni mese, con un incremento del 100% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il giorno 16 ottobre alle ore 12 secondo Il Giornale di Vicenza, il sogno di Bekeca è stato oscurato dalla polizia postale.

L’oscuramento del sito Bakeca.it è la diretta conseguenza di un’indagine sull’agevolazione della prostituzione avviata dal pm Federico Frezza e gestita dalla Squadra mobile e dai carabinieri. In tre mesi di indagini è emerso che le pagine dedicate ai generici incontri e annunci matrimoniali, venivano usate spesso da escort e transessuali per attirare i clienti, fornendo loro un numero di telefono cellulare per il successivo contatto. Questi annunci erano corredati da immagini più che esplicite. L’oscuramento di Bakeca.it, il cui server principale è a Torino, ha coinvolto per il momento tutte le pagine di Bakeca.it, anche quelle in cui vengono pubblicati gli annunci di vendita di automobili, case in montagna, imbarcazioni da diporto, macchine fotografice o libro rari e introvabilie. Tutto oscurato e irraggiungibile.

Nella prima fase delle indagini si era precipitato nello studio del pm Federico Frezza, Paolo Geymonat, all’epoca amministratore della società. Era il 13 agosto e solo 30 giorni più tardi, il 13 settembre, il manager, 45 anni di età, nipote del filosofo Ludovico Geymonat, sarebbe stato stroncato da un malore. In quelle quattro settimane Paolo Geymonat, aveva tentato, assieme ai propri tecnici, di far funzionare sul server di Bakeca dei «filtri» capaci di bloccare le inserzioni a luci rosse. Il tentativo non era riuscito e l’inchiesta era andata avanti, fino al sequestro e agli arresti di ieri, chiesti dalla Procura e concessi dal presidente aggiunto del gip Guido Patriarchi. Lo stesso magistrato ha però sottolineato che la competenza territoriale non è più di Trieste, bensì di Venezia o forse Torino.

Tre arrestati, dieci indagati per favoreggiamento della prostituzione in Friuli, Veneto, Lombardia e Piemonte, una trentina di perquisizioni. Questo il bilancio dell’ Operazione “Sex.com” che ha portato il sequestro di uno dei più noti siti italiani di annunci on line. L’indagine – durata sei mesi coordinata dal P.M. della Procura della Repubblica di Trieste Federico Frezza, condotta dalla Squadra Mobile del capoluogo giuliano con la collaborazione dei Carabinieri – è riuscita a smantellare un gruppo criminale dedito al favoreggiamento della prostituzione. Agli arresti domiciliari sono finiti Luca Cassin, 44 anni, di Montecchio Maggiore, via Beschin 19, ritenuto il vertice della gang; Enrico Morellato, 53 anni, residente in città in contrà Canove 23 (è difeso dall’avv. Vincenzo Garzia), e il bresciano Davide Sbolli, 41 anni. Sono accusati di favoreggiamento della prostituzione. Da una prima ricostruzione dei fatti risulta che Cassin si rivolgeva ai siti www.cercoamici-vip.com (ancora attivo), best-annunci.com (ancora attivo) , kijiji.com (ancora attivo) e bakeca.it (per adesso l’unco sito oscurato). Quest’ultimo, il cui server si trova a Torino, è stato oscurato dalla polizia postale ed è uno dei più noti siti web di annunci (di tutti i generi: formalmente sono vietati quelli di sesso a pagamento) in Italia. Gli amministratori si difendono con forza. Secondo l’accusa, la gestione di quelle righe esplicite collegate a foto spesso altrettanto esplicite favorisce la prostituzione, poiché mette in contatto le lucciole con i clienti, pur se in maniera virtuale.

Secondo Il Piccolo di Trieste, la società che gestisce Bakeca.it paradossalmente è vittima della «ditta» di Cassin che era ben informato dei meccanismi di Bakeca.it. Gli annunci possono venire inseriti gratuitamente dal cliente attraverso il proprio pc. Il gruppo era al corrente però che agendo in questo modo gli annunci restano imbrigliati nella massa di altre offerte. I tre, secondo l’accusa, hanno comprato in proprio numerosi pacchetti di “risalite” che consentono di portare nella prima pagina, o meglio nella “top list” di Bakeca.it, le inserzioni che devono essere viste subito. Hanno pagato 4800 euro alla società torinese e hanno ottenuto 100 “risalite”. Poi le hanno in gran parte vendute per complessivi diecimila euro alle escort e ai transessuali che volevano evidenziare la loro attività sul web. Altri introiti sono arrivati dalle fotografie “pubblicitarie”.


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