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Giovedì 17 settembre sono stato al meeting “un ponte tra Milano e la Silicon Valley” organizzato dall’acceleratore d’impresa del politecnico e da Mind The Bridge Gymnasium. Appena arrivato provo a usare twitter… mmmh la connessione non va, assisto alla presentazione di allievi e professori (quasi tutti in giacca e cravatta), io che solitamente vesto così per motivi lavorativi, ho deciso di presentarmi con pantaloni con le tasche ai lati e una maglietta a maniche lunghe (mi sentivo un pesce fuor d’acqua) ma poi arriva Leandro Agrò e mi sento a mio agio… finalmente vado a salutarlo (dopo una decina di emails lo incontro per la prima volta). Di fatto mi sono spostato di 30m circa e in questa zona dell’aula, tutti si presentano ancor prima che tu dica qualcosa, conosco Roberto, un tipo davvero simpatico ed interessante, è una di quelle persone che sono portatori sani di “quella-scintilla-che-cambia-le-cose-in-meglio” (solo dopo scopro che lui è Roberto Bonzio relatore per il progetto Italiani di Frontiera), pianificando tutto su internet ha preso moglie e figli ed è andato in silicon valley per fare un film-inchiesta sugli italiani (occhio! non è il solito documentario sulla fuga di cervelli). Bellissima, emozionante e decisamente interessante, l’inchiesta di Roberto riscopre l’orgoglio di essere italiano, passando dalle storie di personaggi semi-sconosciuti come Carlo di Rudio e Amedeo Giannini sino ad arrivare ai giorni nostri con gli italiani della silicon valley, un “tipo” di orgoglio diverso da quello che si può trovare nei fatti cronaca nera dei giornali.
Quando la conferenza inizia parlano in molti:
Carol Z. Perez (console USA) si domanda il motivo che porta i politici italiani a non finanziare la ricerca e l’innovazione, promette di fare da intermediaria tra gli innovatori e la classe politica italiana (il dialogo tra cittadini e politici in un paese normale dovrebbe essere ovvio… ma non nel nostro).
Fabrizio Capobianco: CEO di Funambol(rigorosamente in bretelle) ha spiegato in cosa consiste il suo Gymnasium, una palestra per innovatori usando il modello di sviluppo di funambol, che consiste nel mantenere lo sviluppo in Italia finanziandolo con capitale estero. Fabrizio riporta, inoltre, una serie di motivi per cui conviene puntare sullo sviluppo dei software in Italia che qui riassumo:
- Lo sviluppo costa poco (gli specialisti vengono pagati poco).
- I tecnici italiani lavorano di più che all’estero.
- In percentuale ci sono più sviluppatori che in altri paesi.
- I lavoratori italiani non sono soliti a cambiare lavoro, sono costanti e creano team coesi facilmente.
Infine conclude dicendo che per sviluppare Software ci vuole creatività, l’Italia è un posto creativo perchè la creatività è scritta nel nostro dna (anche questo è motivo di orgoglio)
Marco Palombi: ha riportato la sua esperienza da responsabile marketing di comau a imprenditore di successo creatore di splinder e socio di First Generation Network una rete di imprenditori che finanziano nuove start-up.
Fabio Violante: con la sua esperienza con Neptuny. (ex start-up del politecnico di Milano, ora società consolidata)
Leandro Agrò: durante la presentazione di Roberto Bonzio si è parlato della silicon valley non tanto come luogo (coltivato nei primi del 900 da italiani) ma come stato mentale, un modo particolarmente creativo per vedere le cose, ecco, Leandro rappresenta quello stato mentale. Durante il suo intervento ha parlato di molte cose, di wide tag e della internet degli oggetti (di cui ho parlato molto su questo blog) ma, come ha detto lui, avrebbe voluto dirne molte altre che potete vedere e leggere su slideshare
Giuseppe Serazzi (Delegato del Rettore per l’Acceleratore d’Impresa del Politecnico di Milano e Consigliere PNICube) ha illustrato un po’ la situazione italiana sull’innovazione… riporto una frase che mi ha fatto sorridere ma che rende l’idea: “La massima aspirazione dell’imprenditore italiano non è fare innovazione ma comprarsi una squadra di calcio”.

Al termine del meeting riesco a parlare con tutti, incubators, imprenditori e giornalisti, non ci sono caste, non ci sono differenze. Tutti quanti parlano tra loro imprenditori milionari e studenti al primo anno. Esco dal meeting e incontro Marco Palumbo con il quale scambio qualche parola veloce sulle grosse spa che non vogliono innovarsi… durante il viaggio in metropolitana realizzo che qualcosa di grande si possa fare. Qualcosa è cambiato. E’ cambiato il mio stato mentale.
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