All’inizio della mia avventura con iPhone, tra i tanti programmi scaricati da AppStore spiccavano i vari test dei cosiddetti ICE, In Case of Emergency. Una delle tante procedure di emergenza consigliata da tutti gli enti sanitari è quella di tenere memorizzati nel proprio cellulare alcuni dati utili a eventuali soccorritori, come un numero di telefono da chiamare (di una persona che ci conosca, e possa dare indicazioni sul nostro stato di salute), il nostro gruppo sanguigno, eventuali malattie, etc…
Spesso, salvare la vita di una persona è questione di pochi minuti, o secondi, e l’accesso a tali informazioni può essere determinante. Nella mia assoluta ipocondria ero quindi entusiasta che il mio iPhone riportasse, in prima pagina, una bella icona a forma di croce rossa con tutte queste informazioni.
Fino a che, una mattina, svegliandomi ho avuto l’illuminazione: “per dindirindina, ma io ho la password di sblocco sull’iPhone, come diavolo fanno i soccorritori ad aprire il programma ICE?”
La Vita mi poneva di fronte a una scelta fondamentale: rischiare, in caso di incidente, oppure dare in mano a un eventuale ladro, senza il minimo sforzo, tutti i miei dati, email, foto,...
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